Le azioni possessorie (di manutenzione e di reintegrazione) e l'azione di rivendicazione della proprietà.





Si tratta di un quesito relativo a diritto di proprietà. Viene  concesso in comodato d'uso un terreno senza contratto scritto. Nel  1989 viene inviata raccomandata dal proprietario intimando il  comodatario a lasciare il terreno, perchè l'autorizzazione ad  utilizzare il fondo aveva validità di 1 anno e non era stata  rinnovata. Nel 91 gli eredi del proprietario inoltrano ulteriore  diffida anche se il geometra erroneamente non fa riferimento a  contratto di comodato ma a contratto di affitto (in realtà non c'è mai  stato nessun pagamento. Il comodatario aveva provato ad inviare del  denaro ma questo era stato respinto). Nel 91 gòo eredi indicavano:  poiche' hanno constatato che lei conduce in qualità di affittuario ma  senza regolare contratto od altro titolo e contro la ns volontà...la  invitiamo a lasciare..". Nel 2004 ulteriore diffida nella quale il  legale indica: "l'erede m'incarica a procedere nei suoi confronti al  fine di ottenere il rilascio del terreno terreno concesso in comodato  dal compianto..il quale fin dall'89 le richiedeva il rilascio. Poi gli  eredi provvedono a recintare il terreno. Il comodatario procede contro  gli eredi chiedendo la reintegrazione del possesso. Il tribunale nel  2005 condanna gli eredi a reintegrarlo nel possesso. A questo punto  cosa possiamo fare per avere il possesso del terreno?



RISPOSTA



Il comodatario, possessore del bene, essendo stato spogliato del possesso del bene immobile, ha esercitato l'azione di reintegrazione, prevista dall'articolo 1168 del codice civile.
Le azioni possessorie (azione di manutenzione e di reintegrazione) garantiscono al possessore del bene una tutela rapida ed efficace.
Infatti presentano due caratteristiche che le differenziano dalle azioni petitorie, cioè dalle azioni previste dalla legge a tutela della proprietà (come l'azione di rivendicazione, ai sensi dell'articolo 948 del codice civile):
- il procedimento giudiziario che inizia a seguito dell’esercizio di una azione possessoria è più rapido e semplificato rispetto ad un giudizio ordinario;
- il possessore è tenuto a fornire solo la prova del suo possesso, cioè dell’esistenza della situazione di fatto, mentre non deve provare la effettiva titolarità del diritto.
Le azioni possessorie assicurano una tutela solo provvisoria, che non si fonda sull’accertamento della effettiva titolarità del diritto. Le azioni petitorie a tutela della proprietà, invece, mirano ad ottenere anche il definitivo accertamento del diritto.

1168 del codice civile• Azione di reintegrazione

Chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può, entro l’anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l’autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo. L’azione è concessa altresì a chi ha la detenzione della cosa, tranne il caso che l’abbia per ragioni di servizio o di ospitalità.
Se lo spoglio è clandestino, il termine per chiedere la reintegrazione decorre dal giorno della scoperta dello spoglio.
La reintegrazione deve ordinarsi dal giudice sulla semplice notorietà del fatto, senza dilazione.


Tanto premesso, l'azione di reintegrazione ha natura cautelare e provvisoria. Il giudice non si è pronunciato sull'effettiva titolarità del diritto di proprietà, ma ha semplicemente ordinato la reintegrazione nel possesso del terreno del possessore/comodatario.
Questo perché nel nostro ordinamento giuridico, non può essere considerato legittimo farsi giustizia da soli. Gli eredi avranno tutte le ragioni di questo mondo, non discuto il loro diritto di proprietà, né tanto meno il loro diritto di rientrare in possesso del terreno; essi tuttavia, non possono rientrare in possesso del terreno, nel modo con cui hanno proceduto: non è ammesso dalla legge.
Gli eredi avrebbero dovuto rivolgersi al loro avvocato di fiducia ed esercitare, nei confronti del comodatario, l'azione a difesa della proprietà, ossia l'azione di rivendicazione di cui all'articolo 948 del codice civile. Possono e devono farlo adesso, successivamente all'esercizio dell'azione di reintegrazione da parte del possessore, per chiedere al tribunale civile di pronunciarsi sulla titolarità del diritto di proprietà del terreno e non sulla mera situazione di fatto relativa al possesso dell'immobile.

Art. 948 del codice civile. Azione di rivendicazione.

Il proprietario può rivendicare la cosa, da chiunque la possiede o detiene e può proseguire l'esercizio dell'azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa. In tal caso il convenuto è obbligato a recuperarla per l'attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno.
Il proprietario, se consegue direttamente dal nuovo possessore o detentore la restituzione della cosa, è tenuto a restituire al precedente possessore o detentore la somma ricevuta in luogo di essa.
L'azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell'acquisto della proprietà da parte di altri per usucapione


Insomma … gli eredi hanno ragione nella sostanza ma non nella forma: non hanno agito con delle modalità consentite dall'ordinamento giuridico.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.