Tutela reale e obbligatoria: licenziamento lavoratore dipendente





In data 6/4 sono stata assunta presso una ditta con + di 15 dipendenti con contratto a tempo determinato di un anno. In data 27/5 mi hanno consegnato una lettera di licenziamento per non aver superato il periodo di prova di 2 mesi. In realtà io lavoro di fatto dal 2003 presso questa ditta, assunta da cooperative e per qualche periodo anche in nero. QUesto tipo di lavoro mi ha anche provocato notevoli problemi fisici. Dalle mie conoscenze ho diritto a impugnare il licenziamento e chiedere la corresponsione delle retribuzioni (far valere quindi il rapporto fin dall'origine). Mi sembra un utilizzo fraudolento di lavoro somministrato. Avrei bisogno di sapere come posso rivalermi. Quanto potrei ottenere e quanto sarebbe il costo di una eventuale causa



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Concordo con le tue conclusioni: hai diritto di impugnare il licenziamento con ricorso, di far dichiarare dal giudice del lavoro la costituzione del rapporto di lavoro, sin dal primo giorno in cui hai messo a disposizione dell’azienda il tuo tempo e le tue energie, di essere riassunta con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, in considerazione del fatto che, in realtà, non si è trattato di una regolare somministrazione di lavoro dipendente, ma della costituzione di un rapporto subordinato con la ditta, “ab origine”.

La disciplina del licenziamento sancisce che il licenziamento illegittimo deve essere impugnato a pena di decadenza mediante un atto scritto, anche extragiudiziale (es. lettera), idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore, anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale.
L'impugnazione deve pervenire al datore di lavoro entro 60 giorni dalla ricezione da parte del lavoratore della comunicazione del licenziamento stesso o dei motivi se richiesti. 
Se il datore di lavoro è una società essa deve essere effettuata presso la sede legale o effettiva e non presso una articolazione secondaria della stessa. Il mio consiglio è di rivolgerti al tuo sindacato: sapranno consigliarti un avvocato “combattivo” che possa far valere le tue ragioni, presentando ricorso al tribunale del lavoro, competente territorialmente.
Hai diritto di chiedere inoltre tutte le retribuzioni che non ti sono state corrisposte, gli emolumenti maturati e non pagati (ad esempio, ore di straordinario, premi di produzione, indennità …), gli aumenti contrattuali non riconosciuti per la circostanza di non essere stata assunta regolarmente.
Puoi chiedere il risarcimento del danno alla salute, soltanto se i tuoi guai fisici sono stati cagionati dal comportamento illegittimo del datore di lavoro (ad esempio, mancato rispetto delle precauzioni per chi utilizza i terminali, delle norme in materia di sicurezza e di tutela della salute del lavoratore, stress dovuto alla tua situazione di lavoratrice in nero …).

Poiché la tua azienda è composta da un numero superiore a 15 dipendenti, la tutela del lavoratore dipendente, nel tuo caso, è reale e non obbligatoria e trova la sua fonte nell'art. 18 della legge 300/1970 (Statuto dei lavoratori). Mi spiego meglio.

L'art. 18 Legge 300/1970 si applica alle aziende con più di 15 dipendenti in ciascuna unità produttiva. La tutela reale dello statuto dei lavoratori prevede, a differenza della tutela obbligatoria, la reintegrazione nel posto di lavoro qualora il giudice accerti l'illegittimità del licenziamento. Quindi in questo caso non vi è l'alternativa per il datore di lavoro della riassunzione o del pagamento (come nelle ipotesi di tutela obbligatoria: aziende con meno di 15 dipendenti)

Di conseguenza il Giudice ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e di risarcirgli il danno, con la corresponsione di un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali relativi al periodo; in ogni caso la misura al risarcimento non può essere inferiore alle 5 mensilità.

Mi chiedi cosa puoi ottenere dal processo: di sicuro, la reintegrazione nel posto di lavoro, il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, il pagamento degli emolumenti non percepiti (mi risulta impossibile quantificare l’importo dell’eventuale condanna del datore di lavoro, non avendo le carte in mano).
Quanto ti costerebbe la causa? In caso di vittoria, tutte le spese del processo ti sarebbero rimborsate dal datore di lavoro, a seguito di condanna giudiziale al pagamento delle spese processuali.
Fino ad allora, dovresti anticipare al tuo avvocato, un importo che si aggira intorno ai 2000/2500 euro: ovviamente la mia indicazione è molto orientativa, in quanto l’onorario dell’avvocato dipende dal professionista a cui ti rivolgi. Sarebbe il caso di chiedere direttamente al tuo avvocato di fiducia …
Ad ogni modo non c’è tempo da perdere: comunica al tuo datore di lavoro quanto segue, con raccomandata con ricevuta di ritorno:

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OGGETTO: Impugnazione del licenziamento del xx/xx/xxxx

La sottoscritta XXXXX, assunta in data xx/xx/xxxx con contratto a tempo determinato, e licenziata in data xx/xx/xxxx, per mancato superamento del periodo di prova, in realtà ha lavorato per la ditta in oggetto, come lavoratore dipendente, dal xx/xx/xxxx , prestando la propria attività in nero, nei seguenti periodi: mese di XXXXX, anno XXXX.
Si evidenzia che, in considerazione di quanto esposto, il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova è assolutamente illegittimo; pertanto, faccio presente la mia intenzione di adire il tribunale del lavoro, al fine di impugnare il licenziamento e di ricorrere alla tutela reale prevista dallo statuto dei lavoratori.

Distinti saluti.

Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti.
Cordiali saluti.