Reato di trasferimento fraudolento di valori tra coniugi





Io e mia moglie abbiamo avuto seri problemi di convivenza (ad oggi fortunatamente risolti) talché mia moglie, da sempre casalinga a sacrificio della famiglia (abbiamo due figli) ha preteso, non senza ragione, che provvedessimo a disporre un'adeguata ed equa divisione del patrimonio familiare. Preciso che dopo l'iniziale comunione matrimoniale dei beni, abbiamo convenuto nel 2005 di perfezionare la separazione dei beni, soprattutto a seguito della mia attività lavorativa di libero professionista). Preciso altresì che già nel 2007, oltre ad un c/c e ad un c/deposito titoli solo a me intestati, dove confluivano tutti i miei redditi (unico provento del nucleo familiare), avevo aperto presso altro istituto, su prime pressioni di mia moglie, un c/c ed un c/deposito titoli cointestati, sui quali è stato travasato circa il 30% del patrimonio familiare.
Poi nel 2010 ho reso cointestati sia il c/c che il c/deposito titoli aperti presso l'istituto principale, talché a quella data il 100% del patrimonio familiare risultava essere cointestato.
Tuttavia, anche a seguito di alcuni timori legati alla mia attività professionale – imprenditoriale, mia moglie ha preteso che la propria quota del 50% del patrimonio familiare Le venisse "giuridicamente" riconosciuta e quindi ha disposto l'apertura di un nuovo c/c e c/deposito titoli, solo a Lei intestati, sui quali sono confluiti a vario titolo (donazione + trasferimento titoli di Stato e fondi comuni) importi equivalenti a circa la metà del patrimonio familiare: importi che mia moglie ha poi investito in modo autonomo in polizze vita (beneficiari i figli in caso di premorienza) e nell'acquisto di un immobile a Lei intestato (destinato alla locazione).
Dal canto mio, mi sono tenuto il vecchio c/c cointestato (dove confluisce tuttora il mio unico stipendio e le varie spese familiari) e mi sono investito in modo autonomo la mia quota di patrimonio. Ad oggi io e mia moglie manteniamo una quota più o meno equivalente di patrimonio familiare e ognuno se la gestisce in modo del tutto autonomo.
Devo anche dire che nel fare le varie operazioni di cui sopra ho sempre posto molta attenzione agli aspetti fiscali (donazione con Notaio al fine di giustificare in capo a mia moglie le disponibilità per l'acquisto dell'immobile e per la sottoscrizione di polizze vita, oltre che scambio di corrispondenza per giustificare la natura delle varie operazioni).
Peraltro si tratta di operazioni ad oggi mai contestate ed ampiamente prescritte sul fronte fiscale. Ciò premesso, la ragione per la quale le chiedo parere è la seguente.

Leggendo per motivi professionali alcuni articoli nell'ambito del diritto penale, mi ha incuriosito la fattispecie del "trasferimento fraudolento di valori" ex art 12-quinquies del DL 306/1992 oggi art. 512-bis del codice penale, laddove il pubblicista cita, tra gli altri, anche la donazione quale atto potenzialmente idoneo, ovviamente in correlazione cronologica alla conoscenza di indagini in corso, a creare il "fumus" di reato ipotizzato. Premesso che mi sento abbastanza tranquillo nell'ambito della mia personale situazione in quanto:
- Non sono mai stato indagato e neppure ho mai subito alcuna azione di responsabilità;
- La cronologia delle operazioni fatte per il trasferimento fondi nell'ambito del nucleo familiare non è correlata ad alcuna azione illecita;
- I movimenti in entrata sul mio c/c sono esclusivamente legati alla mia attività professionale;
Le chiedo se, a Suo avviso, vi siano rischi, anche solo potenziali, di eventuali azioni penali nei miei confronti e/o di mia moglie laddove venissero, per qualsiasi motivo, esaminate dette operazioni.
Le chiedo altresì di precisarmi quali sarebbero i termini di prescrizione nel caso ipotizzato, tenuto conto che le varie operazioni di trasferimento sono terminate nel mese di dicembre 2010. Grazie Distinti saluti

 

RISPOSTA



Il reato sarebbe comunque già prescritto dall'anno 2016!

Considerato che la pena massima edittale di cui all'articolo 512 bis del codice penale, è pari a sei anni, di conseguenza, ai sensi dell'articolo 157 del codice penale, anche il tempo necessario a prescrivere sarà pari a sei anni.
Ecco cosa prevede l'articolo 157 del codice penale: “la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria”.

Esaminiamo adesso l'articolo 512 bis del codice penale:

“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque attribuisce fittiziamente ad altri la titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali o di contrabbando, ovvero di agevolare la commissione di uno dei delitti di cui agli articoli 648, 648 bis e 648 ter, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Per commettere il reato di cui sopra, avresti dovuto trasferire metà del tuo patrimonio al coniuge, IN MODO FITTIZIO.
Trasferire fittiziamente al coniuge metà del patrimonio, equivale a dire che il marito continuerebbe ad avere la disponibilità materiale dei beni, continuando dunque a goderne.
Nulla a che vedere con la tua fattispecie ! L'attribuzione è reale ed effettiva!

Per commettere il reato di cui sopra inoltre, occorre il dolo specifico, ossia la finalità di elidere l'applicazione della confisca (art. 240 del codice penale) e degli altri mezzi di prevenzione patrimoniale, ovvero la finalità di agevolare la commissione dei delitti di ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio.
Nel caso “de quo”, risulta assente sia la “finzione” (attribuzione fittizia) che il dolo specifico.

Il pubblico ministero, per indagarti, dovrebbe dimostrare questi due elementi costitutivi del reato che, obiettivamente, non si ravvedono nemmeno con parecchia fantasia!!!

Ad ogni modo, il reato sarebbe abbondantemente prescritto!

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.

Fonti: