Mansioni superiori diritto al maggiore inquadramento retributivo





Dal 13/11/2008 lavoro in una piccola azienda farmaceutica che segue il CCNL CHIMICA, GOMMA, PLASTICA, VETRO per la piccola e media impresa. Sono biologa assunta nel laboratorio microbiologico del controllo qualità (tale figura è necessaria per legge). Per tale mansione sono stata inquadrata LIVELLO C, impiegata,mansione tecnico di laboratorio per il settore della chimica del suddetto CCNL. Tutt'oggi, maggio 2015 il mio inquadramento è tale. Per quieto vivere in azienda e per orgoglio ho preferito aspettare che mi fosse riconosciuto in automatico o per legge da parte dell'azienda stessa. Oltre a questo, faccio presente che dal 2009 al MAGGIO 2011 ho affiancato il mio collega che era già livello D, dopo di ché mi è stato affiancato un apprendista livello B per quattro anni che io ho dovuto formare in laboratorio. Dal aprile 2014 sono sola in laboratorio microbiologico. Nel laboratorio chimico dello stesso reparto é presente un perito chimico livello D. Ora l'azienda è in fase chiusura per cessazione attività, dal 13 maggio siamo in cassa integrazione straordinaria e presto verrà avviata la procedura di mobilità.
In sede di mobilità ed in sede sindacale da accordo il dipendente può rivendicare certi aspetti economici. Ora posso richiedere il risarcimento per un mancato inquadramento che non mi è arrivato, oppure il fatto che io abbia taciuto può essere a favore del datore per dirmi bastava dirlo, mò t'attacchi. Oltre al discorso economico, non ho subito anche una discriminazione rispetto ai miei due colleghi livello D?? Essendo loro uomini e io donna non è ipotizzabile anche la discriminazione sessuale?? Se seguissi le vie legali andrebbe per le lunghe? io vorrei risolverla in sede di mobilità chiederò infatti anche parere dei sindacati



RISPOSTA



Premesso che ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, in lavoratore dipendente in caso di assegnazioni a mansioni superiori, ha diritto al correlato inquadramento retributivo.

Art. 2103 del codice civile. Mansioni del lavoratore.

Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad una altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo.


Premesso che quand'anche avessi rinunciato esplicitamente al maggior inquadramento retributivo, potresti ai sensi dell'articolo 2113 del codice civile, impugnare tale rinunzia ed agire in giudizio con ricorso al tribunale del lavoro.
A maggior ragione, in caso di rinuncia implicita o tacita, hai diritto in sede di mobilità ed in sede di accordo sindacale, di rivendicare determinati diritti economici.

Art. 2113 del codice civile. Rinunzie e transazioni

Le rinunzie e le transazioni, che hanno per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di cui all'articolo 409 del codice di procedura civile, non sono valide.
L'impugnazione deve essere proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto o dalla data della rinunzia o della transazione, se queste sono intervenute dopo la cessazione medesima.
Le rinunzie e le transazioni di cui ai commi precedenti possono essere impugnate con qualsiasi atto scritto, anche stragiudiziale, del lavoratore idoneo a renderne nota la volontà.
Le disposizioni del presente articolo non si applicano alla conciliazione intervenuta ai sensi degli articoli 185, 410 e 411 del codice di procedura civile.


Premesso che il tuo CCNL prevede che appartengono alla categoria D, tutti “i lavoratori amministrativi che compiono mansioni che richiedono adeguata preparazione ed esperienza professionale. Vi appartengono inoltre i lavoratori che in posizione di autonomia compiono, anche con l'eventuale concorso di altri lavoratori, lavori di notevole delicatezza e difficoltà, la cui esecuzione richiede rilevante capacità tecnico-pratica che presuppone la conoscenza delle tecniche del lavoro e comporta una adeguata conoscenza ed esperienza del lavoro stesso”.

Tanto premesso e considerato, ti invito a mettere a verbale, in sede di accordo sindacale le tue rivendicazioni economiche, il danno da perdita di prestigio professionale, il danno da discriminazione sul posto di lavoro rispetto ai colleghi uomini … quindi una tua richiesta di risarcimento danni determinata in via equitativa.

E' chiaro che il tuo obiettivo sarà chiudere la vertenza già in sede di mobilità, in via transattiva. In caso di mancato accordo bonario, dovresti ricorrere al tribunale del lavoro ed in tal caso avrebbe inizio un processo che potrebbe durare anche 4 o 5 anni.

Il mio timore semmai è che il tuo datore di lavoro sia una srl prossima alla cessazione oppure già cessata, che non ha nulla di intestato, che a mala pena ha versato il capitale minimo per la costituzione … insomma una scatola vuota che non ha nulla in cassa per pagare nessuno ! In tal caso, non avrebbe nemmeno senso sobbarcarsi le spese di un processo dinanzi al tribunale del lavoro.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.