Licenziamento lavoratrice in gravidanza





Titolare di societa individuale, licenzia tutto il personale della pizzeria per chiusura attivita. Quindi anche la mia ragazza in stato di gravidanza (4° mese). La pizzeria pero so che verra data in affitto ad altro imprenditore, che utilizzera tutti gli stessi beni mobili, gli stessi locali e continuera a svolgere la stessa attivita, cioe ristorante/pizzeria. Conservera inoltre la stessa denominazione attuale della pizzeria. Probabilmente anche il pizzaiolo verra riassunto. (quindi anche parte del personale ). La chiusura conicide pressapoco con il periodo abituale di chiusura per ferie.

La mia domanda e: esiste un tempo minimo che deve trascorrere tra la chiusura dell attivita e la concessione in affitto della pizzeria ad altro imprenditore purche possa trattarsi di effettiva CESSAZIONE DELL ATTIVITA e non di TRASFERIMENTO DI IMPRESA? Determinare di cosa effettivamente si tratti e importante perche da questo si determina la legittimita o meno del licenziamento della persona in gravidanza. Cosa distingue esattamente l effettiva cessazione dal trasferimento d impresa? l imprenditore sosterra la cessazione dell attivita mentre io dovro sostenere che invece si tratta di trasferimento.... Grazie.



RISPOSTA



Premesso che, in questo caso, il licenziamento della lavoratrice in gravidanza è illegittimo, in quanto trattasi di un trasferimento di azienda e non di una cessazione dell'attività, vorrei, se me lo consenti, iniziare la mia consulenza citando il contenuto sostanziale di una sentenza liberamente reperibile sul web:

Tribunale Bari, Sezione Lavoro civile, Sentenza 24 ottobre 2013, n. 10954

http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoLavoro/2014-02-13/continuita-esercizio-attivita-imprenditoriale-144136.php

Come puoi notare, leggendo il commento a tale sentenza, non si tratta di una questione di ordine temporale … la differenza tra una cessazione dell'attività ed un trasferimento di impresa non è relativa al tempo che trascorre dal momento in cui le serrande di abbassano a quando si rialzano.
E' una questione di organizzazione interna.

A prescindere dai giorni che trascorrono dalla chiusura dell'attività di alfa, se beta utilizza lo stesso locale, con le stesse attrezzature, con i medesimi segni distintivi dell'azienda, riassumendo parte dei dipendenti (e magari non riassumendo i dipendenti scomodi o sindacalizzati … ), trattasi di cessione di azienda ai fini della continuità del rapporto con i dipendente ed ai fini della legittimità del licenziamento di alcuni.

“Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte si configura il trasferimento di azienda in tutti i casi in cui, ferma restando l'organizzazione del complesso dei beni destinati all'esercizio dell'attività economica, ne muta il titolare in virtù di una vicenda giuridica riconducibile al fenomeno della successione in senso ampio (cfr. tra le tante Cass. nn. 18385/2009, 26215/2006, 493/2005). In particolare, le disposizioni di cui all'art. 2112 cod. civ. trovano applicazione tutte le volte che, rimanendo immutata l'organizzazione aziendale, ci sia soltanto la sostituzione della persona del titolare, indipendentemente dallo strumento tecnico-giuridico, attuativo di tale sostituzione (cfr. Cass. n. 12771/2012)”.

Come puoi notare, la sentenza del tribunale di Bari ha un solido fondamento nella consolidata giurisprudenza della Cassazione, citata a più riprese in ragione di diverse sentenze.

In sintesi, se nulla cambia nell'organizzazione aziendale, salvo la persona del titolare e qualche dipendente con la tessera sindacale sgradita oppure in gravidanza, si tratta di trasferimento d'azienda a prescindere dall'elemento temporale.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.