Elementi dello stalking





Voi come avreste risolto questa traccia ?con sentenza del 10 luglio 2012, depositata in cancelleria in data 17 luglio 2012, il giudice monocratico del Tribunale di roma, condannava alla pena di anni 2 di reclusione tale Rossi ritenendolo responsabile del reato di atti persecutori di cui agli art.li 612 e 612 bis c.p., perché dal marzo 2008 al 20 giugno 2009 con condotta reiterata minacciava e molestava tramite telefono Tizia, di cui egli aveva il numero di cellulare, cagionandole uno stato grave di ansia e timore per la sua incolumità.
Le telefonate si susseguivano di giorno e di notte e si protraevano anche per tempi notevoli nel corso delle quali il Rossi affermava che: "una volta conosciutolo, Tizia non avrebbe più potuto rifiutarlo e sarebbe quindi andata a vivere con lui, altrimenti......"
Tali fatti regolarmente contestati sarebbero avvenuti dal marzo 2008 fino al 20 giugno 2009 data dell'arresto di rossi, a conclusione di lunghe indagini di P.G. iniziate a seguito di denunzia contro ignoti per il reato di molestia.
Il candidato predisponga atto di appello avverso tale sentenza depositandolo nei termini e nelle forme di legge, dopo avere specificatamente indicato nell'atto le differenze sostanziali e procedurali che caratterizzano il reato di molestie ed i reati di cui agli art.li 612 e 612 bis c.p.



RISPOSTA



Nell'atto di appello occorre smontare la condanna, con due semplici “mosse”.

Non sussistono i tre elementi previsti dal legislatore affinché ci sia stlaking, ex articolo 612 bis del codice penale.
La formula dell’art. 612-bis indica tre elementi del comportamento persecutorio:

- perdurante e grave stato di ansia o di paura;
- fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
- alterazione delle proprie abitudini di vita.

L’art. 612-bis prevede di collegare alle «condotte reiterate» tre conseguenze: «un perdurante e grave stato di ansia o di paura», «un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva», un’alterazione delle «abitudini di vita».

Dal contenuto della sentenza di condanna, non emerge il terzo elemento costitutivo del reato, ossia l'alterazione della abitudini di vita.

A conferma dell'insussistenza del reato di stalking, si fa presente che la querela è stata presentata per il reato di molestie.

Lo stalking, in base alla recente giurisprudenza, è perseguibile d'ufficio soltanto nel caso in cui dalla condotta persecutoria derivino lesioni (sentenza della Cassazione 38690 del 19 settembre 2013). In questo caso, quand'anche sussistesse stalking, non si tratterebbe di un'ipotesi di stalking perseguibile d'ufficio, in assenza di lesioni.

Si tratta di vari episodi di minaccia/molestie che sebbene siano coordinati tra loro, non costituiscono stalking per assenza del “terzo elemento” (modifica abitudini di vita della vittima).

Cordiali saluti.