Restituzione libretto di lavoro al dipendente, abrogazione obbligo





Ho dovuto licenziare un dipendente assunto a tempo indeterminato per mancanza di lavoro.
L'ex dipendente, assunto nel 1992 mi chiede di restituirgli il "LIBRETTO DI LAVORO DEBITAMENTE AGGIORNATO". Io sono in possesso del "Libro matricola" regolarmente timbrato dall'INAIL fin dal 1990, riportante gli estremi dell'assunzione, la qualifica di categoria, ed il numero di libretto di lavoro rilasciato dal comune di residenza dell'ex dipendente. Sono inoltre in possesso di una fotocopia "di cartella matricolare" sciolta, in bianco e senza alcun timbro ma riportante gli estremi sopra elencati.
Come mi devo comportare visto che non trovo il "libretto del lavoro", ammesso che avrei dovuto tenerlo io?
A quali sanzioni potrei essere assoggettato? Cordiali saluti



RISPOSTA



Ritengo che sia il caso di esaminare la legge istitutiva del libretto del lavoro. Il libretto del lavoro abolito con il decreto legislativo 297 era previsto nella legge 10 gennaio 1935, n. 112
Per richiedere il libretto del lavoro era sufficiente essere maggiorenni e presentarsi allo sportello del proprio comune di residenza con i documenti d'identità. Un funzionario dell'ufficio forniva un apposito modulo da compilare e firmare. Nel caso il richiedente fosse un soggetto minorenne, era necessaria una richiesta obbligatoria dei genitori o di chi ne facesse le veci.

Sebbene il libretto fosse rilasciato al lavoratore, l'articolo 6 della legge 112 prevedeva che “Il libretto, durante il periodo di occupazione del lavoratore, rimane depositato presso il datore di lavoro, fatta eccezione per il personale addetto ai lavori domestici al quale il libretto verrà restituito dal datore di lavoro dopo averne presa visione”.

Riporto la norma per intero, per completezza espositiva.

Art. 6.
Il libretto, durante il periodo di occupazione del lavoratore, rimane depositato presso il datore di lavoro, fatta eccezione per il personale addetto ai lavori domestici al quale il libretto verrà restituito dal datore di lavoro dopo averne presa visione.
All’atto della assunzione in servizio il datore di lavoro deve farsi consegnare il libretto dal lavoratore e deve verificare se detto libretto sia completo e formalmente regolare.
Tuttavia, quando il lavoratore venga assunto per un periodo non superiore ad una settimana, è in facoltà del datore di lavoro, dopo aver presa visione del libretto ed aver constatato la sua integrità, di lasciarlo in possesso del lavoratore.
Nel caso che il lavoratore presti la propria opera alla dipendenza di più datori di lavoro, il libretto dovrà restare depositato presso uno dei datori di lavoro, mentre gli altri dovranno essere muniti di una dichiarazione attestante detto deposito da rilasciarsi dal datore di lavoro che detiene il libretto.
Cessato il rapporto di lavoro, il datore di lavoro deve consegnare il libretto al lavoratore, che ne rilascerà ricevuta, non oltre il giorno successivo alla cessazione dal servizio. Il lavoratore terrà in suo possesso il libretto per tutto il periodo della sua disoccupazione.

In caso di smarrimento cosa prevedeva la legge ?
La possibilità di chiedere un duplicato presso gli uffici comunali (podestà), ai sensi dell'articolo 9.

Art. 9.
In caso di smarrimento o di deterioramento del libretto può esserne rilasciato duplicato dal podestà, facendone menzione nel nuovo libretto.

Quali sanzioni, nel caso in cui a smarrire il libretto fosse stato il datore di lavoro, durante la pendenza del rapporto di lavoro ?
Leggiamo l'articolo 12 della legge del 1935. La mancata consegna al termine del rapporto di lavoro è punita con l’ammenda da lire 20 a lire 50 per ogni lavoratore a cui si riferisca la contravvenzione, fino al massimo complessivo di lire 10.000 e senza pregiudizio delle altre responsabilità.

Art. 12.
L’assunzione al lavoro di persone non munite di regolare libretto di lavoro e la mancata consegna, nel termine prescritto, del libretto al lavoratore da parte del datore di lavoro, sono punite con l’ammenda da lire 20 a lire 50 per ogni lavoratore a cui si riferisca la contravvenzione, fino al massimo complessivo di lire 10.000 e senza pregiudizio delle altre responsabilità.
Ad eguale pena soggiace il datore di lavoro in caso di registrazioni inesatte o incomplete.
Le registrazioni dolosamente inesatte o incomplete sono punite con la multa da lire 100 a lire 10.000 per ogni lavoratore a cui si riferisca il reato.
Chiunque mette in circolazione od usa libretti od altri documenti equipollenti non autorizzati a norma dell’art. 11 è punito con l’ammenda da lire 50 a lire 10.000.
Le disposizioni contenute nel primo comma del presente articolo non si applicano nei riguardi del personale addetto ai lavori domestici.

Tanto premesso, poiché la legge sul libretto del lavoro è stata abrogata, è stato altresì abrogato anche l'articolo 12 in materia di sanzioni pecuniarie in caso di mancata consegna del libretto da parte del datore di lavoro.
Poiché il libretto del lavoro è giuridicamente inesistente nel 2015 (è ridicolo chiedere un libretto “debitamente aggiornato”), il datore di lavoro può ragionevolmente rispondere alla richiesta del lavoratore, comunicandogli tutti i dati che sarebbero stati annotati nel libretto del lavoro. Dal contenuto della tua email, ritengo che il datore di lavoro sia perfettamente in grado di comunicare tutti gli estremi che sarebbero stati annotati nel libretto del lavoro, documentandoli a mezzo di atti ufficiali equipollenti.

A disposizione per chiarimenti, ulteriori domande.

Cordiali saluti.