Richiesta spettanze economiche praticante presso studio consulente del lavoro





Ho accolto nel mio studio una praticante consulente del lavoro che nel 2011 si è abilitata e ha continuato a frequentare il mio studio senza orari ben precisi , per circa due o quattro ore al massimo al giorno.

Preciso che per sua volontà non è stata assunta, in quanto il marito è dipendente.

L’anno scorso mi disse che doveva lavorare presso un pubblico impiego e quindi andò via.

Quest’anno a luglio ricevetti tramite un avvocato la denuncia per differenze retributive spettantegli.

Ho risposto subito dopo tramite fax chiedendo il prospetto del quantum debeatur e di recapitarlo con lo stesso mezzo(fax)

La settimana scorsa sono stata contattata dall'’avvocato, e mi ha chiesto di andare presso il suo studio per definire i conteggi che gli erano stati consegnati dalla mia ex praticante.

Come mi devo comportare?



RISPOSTA



La richiesta è totalmente infondata; il praticante, che praticante più non è, è un lavoratore autonomo e non un lavoratore dipendente. Trattasi di un collega ! Non sussistono i requisiti per la configurazione del rapporto di lavoro subordinato, in quanto non sussisteva vincolo di subordinazione all'epoca.
Secondo la giurisprudenza della Cassazione (Cass. Sez. Lav. Sent n. 14664 del 21/11/2001), “requisito fondamentale del rapporto di lavoro subordinato – ai fini della sua distinzione dal rapporto di lavoro autonomo – è il vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dalla emanazione di ordini specifici, oltre che dall’esercizio di una assidua attività di vigilanza e controllo dell’esecuzione delle prestazioni lavorative”. Nel tuo caso, il “praticante” non aveva nemmeno un orario di lavoro, quindi non era sottoposto a direttive del presunto datore di lavoro.
Non solo …
Il presunto datore di lavoro, in realtà, a titolo di mera cortesia professionale, ha consentito alla collega Tizia (perché di un collega stiamo parlando … ) di esercitare la professione autonoma, senza sopportare i costi di un canone di locazione, oltre alle utenze varie di uno studio, visto che nella fase di star up dell'attività di consulente del lavoro, qualsiasi professionista non sarebbe in grado di coprire i costi della locazione dello studio con gli utili dell'attività !
La mera cortesia consisteva quindi nel consentire ad una collega di esercitare la professione senza sopportare i costi fissi dell'attività, oltre alla possibilità di seguire le pratiche dello studio, al fine di accrescere la professionalità e tenersi aggiornata, senza alcun vincolo di subordinazione o di orario.
Se somme di denaro sono state corrisposte alla praticante, si è trattato semplicemente di regalie, atti di liberalità che non comportano la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato.
Per i motivi di cui sopra si ritiene di non partecipare alla riunione di cui alla lettera ricevuta dall'avvocato.

A disposizione per chiarimenti.

Cordiali saluti.