Responsabilità acquedotto pubblico danno a proprietà privata





Responsabilità acquedotto pubblico/danno a privato Gentilissimi avvocati,trovo il Vostro sito e servizio molto utile, complimenti!avrei qualche domanda riguardo al crollo di un muro che fu causato da un tracimento di un'acquedotto (canale con vasca) comunale interrata. Possiedo un terreno che confina con una viuzza comunale. Il mio terreno viene sorretto da un muro alto 3-4 metri.L'acquedotto è senz'altro comunale e senz'altro non è a norma. Manca un cartello "acqua non potabile", manca il tubo/lo scarico del troppopieno, la vasca ed il canale di condotta sono vecchi e non vengono controllati o mantenuti da tanti anni. L'acqua viene usata per uso irriguo.
Siamo stati informati, che essendo in uno stato di abbandono e forse nemmeno registrato nel Catasto, il Comune potrebbe negare la sua responsabilità. È possibile? Secondo la legge Galli tutte le acque (sotterranee) sono pubbliche, o spaglio?



RISPOSTA



Non solo il comune non potrebbe mai declinare la sua responsabilità, ma la circostanza dell'abbandono e della mancata manutenzione contribuiscono soltanto ad aggravare la responsabilità dell'ente comunale e dei dirigente che lo rappresentano legalmente.
TUTTE LE ACQUE SOTTERRANEE SONO ACQUE PUBBLICHE.
Il quinto comma dell'art. 28 della Legge 36/94 (c .d. "legge Galli", quasi integralmente abrogata per effetto dell'entrata in vigore del "codice dell'ambiente" di cui al D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152) faceva riferimento, per quanto attiene alla disciplina dell'utilizzo delle acque per uso domestico, a quanto disposto dal II comma dell'art. 93 DEL TESTO UNICO 1775/33, ponendo una differenza tra risorse idriche superficiali ovvero sotterranee. Queste ultime continuano a rivestire il carattere della demanialità finchè si trovino nel sottosuolo, perdendo tuttavia tale connotazione una volta che affiorino e siano utilizzate a fini di consumo domestico. Permangono invece nella qualificazione di bene pubblico, anche affiorate, qualora siano impiegate per un uso diverso da quello appena considerato. Tale disciplina può reputarsi confermata dalla riscrittura dell'art. 17 del predetto T.U.1775/33 effettuata dall'art. 96 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152, che comunque vieta derivare o utilizzare acqua pubblica senza un provvedimento autorizzativo o concessorio, fatto salvo per l'appunto quanto previsto dall'art.93T.U.1775/33. Possiamo quindi affermare che il principio per cui le acque sotterranee hanno connotazione pubblica risulta confermato anche dalla normativa più recente.



Sulla mia visura e mappa catastale non risulta questa vasca, ma dovrebbe essere registrata (nel Catasto delle acque), perché alimenta un'altra fontana pubblica.



RISPOSTA



Ai fini della responsabilità dell'ente comunale è irrilevante il fatto che la vasca non sia presente nella mappa catastale, a maggior ragione in quanto essa è registrata presso il catasto delle acque.
A livello regionale è formato, per ogni provincia e conservato a cura del Servizio Acque e Demanio Idrico, il catasto delle utilizzazioni delle acque pubbliche. La normativa di riferimento ha ovviamente origine regionale.



Dopo forti piogge (alluvionali/forza maggiore?) è crollato prima il muro intorno alla vasca e dopo alcune ore anche una parte più lontana.
Nessuno degli esperti finora consultati vuole escludere che la vasca abbia contribuito a far crollare il primo muro. Altri sono addirittura convinti che perdite della vasca e del canale di condotta potrebbero aver causato non soltanto il crollo di questo pezzo di muro, ma anche della parte del muro che distava 10 metri dall'altro muro.
Ora il Comune ritiene che sia io l'unica responsabile e che debba pagare sia lo sbancamento della stradina che ripristinare tutto il muro.



RISPOSTA



In considerazione di quanto scritto in precedenza, l'unico responsabile è l'ente comunale, per omessa custodia ed omessa manutenzione ordinaria e straordinaria.
Gli impianti idrici sotterranei, da chiunque realizzati, una volta inseriti nel sistema idrico comunale, rientrano nella sfera di controllo dell’ente pubblico; è configurabile una responsabilità della pubblica amministrazione ai sensi dell' articolo 2051 del codice civile, in relazione a quei beni, demaniali o patrimoniali, non soggetti ad un uso diretto della collettività, i quali consentono, per effetto della loro limitata estensione territoriale, un'adeguata attività di vigilanza e di controllo da parte dell'ente pubblico a tanto preposto; Il comune è responsabile in quanto susisstono tutti i presupposti dell'articolo 2051 del codice civile, ossia:

 a) essersi il danno verificato nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa;
 b) esistenza di un effettivo potere fisico di un soggetto sulla cosa, al quale potere fisico inerisce il dovere di custodire la cosa stessa, cioè di vigilarla e di mantenerne il controllo, in modo da impedire che produca danni a terzi; ( Cassazione sentenza del 20 maggio 1998 n. 5031). Sempre secondo la predetta sentenza della cassazione, se è vero che si ha responsabilità ex art. 2051 del codice civile quando il danno si verifichi nell’ambito del dinamismo connaturato alla cosa, il custode-ente comunale deve attivarsi perchè la cosa, proprio nella sua normale interazione con il contesto circostante, non abbia a causar danni.

Art. 2051 del codice civile. Danno cagionato da cosa in custodia.

Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.



Un'ultima domanda: Per il semplice atto di presentare ricorso devo per forza incaricare un avvocato o posso farlo anche da sola?Grazie mille in anticipo!



RISPOSTA



E' necessaria la difesa tecnica e la rappresentanza in giudizio di un avvocato.
A disposizione per chiarimenti.
Cordiali saluti.