Usucapione occupante bene immobile oggetto di comunione ereditaria indivisa





Buongiorno.Sono proprietario con altri 4 di una eredità ancora indivisa. L'oggetto è una proprietà immobiliare di cui una parte, accatastata di recente, è abitata da sempre, oltre 50 anni da uno degli eredi. Tale proprietà fu "prestata" all'occupante dai genitori: non esiste scrittura di questo prestito. Tutti o quasi gli eredi, sono d'accordo che se divisioni ci saranno la parte in questione sarà lasciata comunque all'attuale dimorante. Ma le cose potrebbero cambiare per un ipotetico inasprirsi dei rapporti fra eredi. Il quesito è: dato che l'ICI prima e l'IMU ora viene pagata in egual misura da tutti gli eredi e che sulla denuncia di successione la proprietà risulta essere indicata pro quota per ciascun erede, può essere richiesto l'usucapione da parte dell'occupante della parte in questione? grazie



RISPOSTA



Affinché si realizzi l’usucapione del bene immobile, occorre il possesso continuato ed ininterrotto dello stesso, per un determinato periodo di tempo, stabilito dalla legge (nella fattispecie “de quo”, 20 anni, ex articolo 1158 del codice civile). Una caratteristica fondamentale del possesso dell'immobile consiste nel comportamento "da proprietario", specialmente se contro la volontà dell’altro comproprietario originario.
Diversamente, se si opera con il permesso del comproprietario, si riconosce implicitamente di non avere diritti.

Comportarsi da proprietario dell’immobile, significa, prima di tutto, assolvere al pagamento delle imposte sulla proprietà (che proprietario saresti se non pagassi le imposte dovute ??!!).

L'occupante pertanto, non ha alcuna possibilità di usucapire la quota di pertinenza dell’immobile.
Ogni qual volta in cui i coeredi compilano il modello F24, per il pagamento dell’imposta comunale sugli immobili o dell’IRPEF, e provvedono al versamento dell’imposta dovuta, essi interrompono il possesso dell'occupante, impedendo l’usucapione della sua quota.
L'occupante dovrebbe versare le imposte in ragione ed in proporzione della quota che intende usucapire !

E’ possibile riscontrare tale principio. nella sentenza della Corte di Cassazione n. 5226 del 12 aprile 2002. La sentenza riguarda una caso piuttosto simile alla fattispecie “de quo”: l’usucapione della quota degli altri coeredi, da parte del singolo coerede.

“In caso di successione per morte, il coerede può usucapire la quota degli altri coeredi, se dopo la morte del “de cuius” è rimasto nel possesso del bene ereditario. Non è però sufficiente la semplice circostanza per cui gli altri partecipanti alla comunione ereditaria si siano astenuti dall’uso comune del bene ereditato. E’ necessario, secondo la Corte, perché possa maturare l’usucapione che il singolo coerede abbia goduto del bene, in modo inconciliabile con la possibilità di godimento altrui e tale da evidenziale una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus. 
Tale volontà non può essere desunta dal semplice fatto che il coerede abbia amministrato il bene ed abbia provveduto alla sua manutenzione e al pagamento delle imposte giacché si deve presumere che tali attività siano state compiute nella qualità di coerede. Ne discende che per invocare l’usucapione del bene ereditario occorre dimostrare che il rapporto materiale con il bene stesso si è verificato in modo tale da escludere, con palese manifestazione del volere, gli altri coeredi dalla possibilità di instaurare analogo rapporto con il medesimo bene”.

Esaminiamo il contenuto sostanziale della sentenza: secondo la suprema corte, l'occupante per usucapire l’immobile, dovrebbe provvedere al pagamento delle imposte sulla quota che si intende usucapire.
… non come avviene nella fattispecie in questione !

Considera inoltre che il decorso dei 20 anni necessari ad usucapire la quota di immobile, avrebbe inizio dalla morte dei genitori, in quanto il possesso precedente alla morte dei genitori, è avvenuto in qualità di comodatario, con il consenso dei proprietari, quindi è irrilevante ai fini della usucapione.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.