Sentenza di condanna del Comune al pagamento somma di denaro, giudizio di ottemperanza TAR pignoramento presso terzi





Tizio ha ottenuto una sentenza di condanna, passata in giudicato, contro il Comune di X per il pagamento di una somma di denaro; precettata la sentenza ed attesi i 120 giorni di rito Tizio esegue pignoramento presso terzi sul conto ordinario del Comune; il Comune si oppone al p.p.t. ed ottiene sospensione del pignoramento, instaurando la causa di merito la cui prossima udienza viene per il 184 c.p.c. (riserva sui mezzi istruttori).

Nel frattempo Tizio ha presentato ricorso al Tar per il giudizio di ottemperanza della sentenza; è opportuno chiedere al Tribunale civile la sospensione del giudizio? Vi sono gli elementi per dichiarare la pregiudizialità del procedimento amministrativo rispetto a quello ordinario?



RISPOSTA



A mio parere, non sussiste un rapporto di pregiudizialità tra il procedimento amministrativo del giudizio di ottemperanza ed il procedimento esecutivo del pignoramento presso terzi.
Non sussistono pertanto i presupposti per chiedere al tribunale civile, la sospensione del relativo procedimento.
Procediamo con ordine …

Su richiesta del creditore, il TAR, al termine del giudizio di ottemperanza, con una nuova sentenza, assegna un termine perentorio entro il quale la PA dovrà adempiere, prevedendo, in caso d’inadempimento, l’intervento di un Commissario ad Acta prefettizio che entro un termine stabilito dal giudice amministrativo, dovrà materialmente assicurare al creditore l’adempimento della PA.

Siamo al corrente della sentenza del 25.05.2005 n° 2670 del Consiglio di Stato, sezione IV; in ordine ai rapporti tra l'esecuzione forzata e l'esecuzione in sede amministrativa, a seguito di giudizio di ottemperanza, il Consiglio di Stato afferma che per le sentenze con le quali il giudice ordinario condanna la Pubblica Amministrazione al pagamento di somme di danaro, l'interessato può optare tra l'esecuzione forzata, secondo le norme del codice di procedura civile, ed il giudizio di ottemperanza dinanzi al giudice amministrativo.

Secondo il Consiglio di Stato, il giudizio di ottemperanza “è da ritenersi praticabile per l'attuazione di qualsiasi tipo di giudicato, da qualsiasi giudice esso provenga, e che l'esistenza di diversi strumenti di tutela, anche davanti ad altri giudici, non rende di per sé inammissibile il ricorso per l'esecuzione del giudicato proposto al giudice amministrativo”.

In dottrina, oltre che in giurisprudenza, è stato più volte evidenziato il rapporto tra i due procedimenti (giudizio di ottemperanza e pignoramento dinanzi al tribunale civile) per sostenerne:

a) l’alternatività

b) la complementarietà

c) la cumulabilità.

Il riferimento offerto dalla lettera della norma, certamente piuttosto scarno, ha lasciato spazio alle ricostruzioni dottrinali e ai differenti orientamenti espressi dalla giurisprudenza.

a) Parte minoritaria della dottrina considera i due procedimenti come “alternativi”, nel senso che il possibile ricorso a uno, esclude la possibilità di avvalersi dell’altro; essi affermano che il legislatore abbia voluto limitare l’esperibilità del giudizio di ottemperanza alle pronunce per cui non sia attuabile il procedimento di esecuzione forzata secondo le norme del codice di procedura civile.

Tale dottrina ritiene che con riguardo alle sentenze di condanna al pagamento di somme di denaro, sarebbe esperibile l’esecuzione forzata, mentre per l’adempimento di obblighi di fare sarebbe necessario ricorrere al procedimento di ottemperanza.
Questa prima tesi, è sicuramente da escludere alla luce della prassi giudiziaria. La presente tesi inoltre è prettamente dottrinale, non essendo supportata dalla giurisprudenza.

b) Secondo la teoria della “complementarietà” dei due procedimenti, l’esperibilità dell’ottemperanza sarebbe possibile solo dopo l’esito negativo della procedura civilistica.
Anche questa tesi prettamente dottrinale è da rigettare: attualmente inoltre, i tempi del giudizio di ottemperanza sono sensibilmente inferiori rispetto alla tempistica del procedimento di pignoramento dinanzi al tribunale civile.

c) Dobbiamo condividere l’opinione della dottrina maggioritaria, confermata dalla giurisprudenza amministrativa e della Cassazione (Cons. Stato, adunanza plenaria, n. 1 del 9 marzo 1973; Cassazione n. 1299 del 9 marzo 1981), ossia la teoria della “cumulabilità” del giudizio di ottemperanza con l’azione esecutiva ordinaria.

Secondo la giurisprudenza, la “coesistenza” dei due rimedi non è esclusa né dalla lettera della norma, né dalla ratio, non essendo ipotizzabile, in mancanza di una previsione espressa, un rapporto di propedeuticità dell’esecuzione forzata rispetto al giudizio di ottemperanza, né una situazione di antiteticità o di pregiudizialità.

La dottrina ha specificato la tesi della “coesistenza”, prospettando i due rimedi, in un rapporto di “continenza”. Il giudizio di ottemperanza avrebbe un contenuto più ampio di quello esecutivo in senso proprio, ricomprendendo anche l’esecuzione di sentenze che costituiscono l’oggetto esclusivo di quest’ultimo tipo di giudizio, ossia le sentenze recanti la condanna al pagamento di una somma di denaro.

I due rimedi sono cumulabili in ossequio al principio costituzionale del diritto di difesa del cittadino, consacrato nell’articolo 24 della Costituzione.

L’esperibilità dei due differenti procedimenti aumenta le probabilità della parte vittoriosa, di trovare la giuridica soddisfazione dei suoi interessi, “consentendo la realizzazione di uno dei valori più alti del processo in generale”.

Si tratta di rimedi utilizzabili liberamente ed autonomamente, in via cumulativa, anche secondo la giurisprudenza delle Commissioni tributarie (Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 462 del 9 novembre 2002).

Né la dottrina né la giurisprudenza hanno mai parlato, a tal proposito, di pregiudizialità del procedimento amministrativo rispetto a quello ordinario. Tanto premesso, non sussistono i presupposti per chiedere al tribunale civile, la sospensione del procedimento.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.