Sorella non ha diritto alla legittima dell’eredità





Ho uno zio (fratello della madre) che, un mese prima di morire nel 2006, ha fatto testamento davanti ad un notaio, alla consorte e a due testimoni, lasciando la moglie erede universale. Oltre al legittimo dubbio sullo stato mentale del suddetto zio, mi è venuto il dubbio anche sulla legittimità di tale testamento, dato che lo zio, non avendo figli, aveva però una sorella ancora vivente. Ora è morta anche la consorte dello zio, la quale, prima di morire, aveva donato tutti i suoi beni ad un nipote diretto(comunque suo erede legittimo). Ci chiediamo mia madre può far causa al nipote di questa zia per recuperare la parte di eredità che le sarebbe spettata nel 2006, alla morte del fratello.
Cordiali saluti



RISPOSTA



Mi dispiace, ma la sorella del testatore non ha diritto alla quota di legittima, non è un soggetto legittimario, ai sensi dell'articolo 536 del codice civile.

Art. 536 del codice civile. Legittimari.

Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.
A favore dei discendenti dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.


I soggetti che hanno diritto alla quota di legittima sono il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi … non i fratelli.

Il testamento non è quindi impugnabile per lesione di legittima.

Secondo punto della presente consulenza.
L'incapacità d'intendere e di volere del testatore deve essere dimostrata da colui che intende annullare il testamento.

Considera che trattasi di un testamento con atto pubblico notarile alla presenza di testimoni, e non di un testamento olografo, scritto di pugno dal testatore nella sua stanzetta da letto.
Cosa voglio dire ???
Voglio dire che c'è un notaio, pubblico ufficiale rogante, che ha accertato previamente lo stato di capacità di intendere e di volere del testatore e nel testamento ha scritto la fatidica formula “nel pieno delle capacità di intendere e di volere” !!!

Detto ciò, se avete delle prove certe dell'incapacità d'intendere e di volere del testatore, come ad esempio certificati medici della ASL o di uno specialista, vi consiglio di ricorrere al tribunale civile, per chiedere l'annullamento del testamento. Altrimenti non ci sarebbero i presupposti per contrastare ed annullare le dichiarazione del notaio, pubblico ufficiale rogante.

Siamo a disposizione per tutti i chiarimenti del caso.

Cordiali saluti.