Inquadramento superiore dovuto a mansioni superiori





Sono dipendente di una azienda che opera nel settore trasporti. Da tantissimi anni il mio inquadramento professionale è fermo alla categoria XXXX. Nel novembre 2006 sono rientrata in azienda a tempo pieno, dal mio distacco sindacale, e ho preso il posto che mi hanno dato, come previsto contrattualmente, anche se è stato faticoso visto che ho dovuto cimentarmi in cose assolutamente nuove.
Da maggio 2010 sostituisco una collega andata in pensione con categoria YYYYY. Passati due anni (e non tre mesi!) recentemente ho chiesto all'azienda lo stesso inquadramento. L'azienda, senza fare riferimento alla mia richiesta, mi manda una comunicazione nella quale mi avvisa che da ottobre mi sarà corrisposta la cifra di 1.000,00 euro ad personam, non assorbibili, in concomitanza con la corresponsione della 14a mensilità.
Corrisponde più o meno con il valore della categoria ma non erano i soldi che mi interessavano, bensì la soddisfazione di vedermi riconosciuto un inquadramento maggiore che fa la differenza anche nei rapporti con i colleghi di categoria superiore. Mi mancano circa 15 anni di lavoro, troppi per andare a lavorare col magone. Se faccio causa all'azienda, ho possibilità di vedermi riconosciuto il corretto inquadramento visto che si parla sempre di corretto trattamento economico rispetto alle mansioni svolte e quello l'azienda me lo darà?



RISPOSTA



Deduco, dal contenuto della tua mail, che tu sia perfettamente a conoscenza della normativa applicabile alla tua fattispecie, ossia l'articolo 2103 del codice civile. Hai fatto riferimento infatti al termine di tre mesi …

Art. 2103 del codice civile. Mansioni del lavoratore.

Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad una altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.
Ogni patto contrario è nullo.


In caso di ricorso al tribunale di lavoro, senza alcun dubbio, ti sarà riconosciuto, con sentenza immediatamente esecutiva, il corretto inquadramento nell'ambito della tua azienda.

Quali sono i pro ed i contro della decisione di ricorrere al tribunale del lavoro ?!

CONTRO

Costi processuali, parcella da versare all'avvocato, per un importo complessivo che potrebbe aggirarsi intorno ai 3.000/4.000 euro.

I tempi del processo che potrebbero essere particolarmente lunghi (anche 4/5 anni)

PRO

Quindici anni di lavoro non si reggono con il magone … diventano all'improvviso trent'anni !!!

La certezza di vincere il processo: la comunicazione ricevuta dalla tua azienda è praticamente un'ammissione di colpa da parte del datore di lavoro.
Hai fatto attività sindacale, quindi sai benissimo che, salvo pazzia del giudice, vincerai il processo.

L'auspicio che il datore di lavoro, consapevole di essere dalla parte del torto, posso concederti il corretto inquadramento, già in sede di tentativo obbligatorio di conciliazione, promosso tramite la tua associazione sindacale, evitando lo stillicidio del processo del lavoro.

Il datore di lavoro infatti, al termine del processo, corre seriamente il rischio di essere condannato a pagare tutte le spese del giudizio, ex art. 91 del codice di procedura civile.

Art. 91 c.p.c. Condanna alle spese

Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.

Art. 410 c.p.c. Tentativo obbligatorio di conciliazione

Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti dall'articolo 409, e non ritiene di avvalersi delle procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi deve promuovere, anche tramite l'associazione sindacale alla quale aderisce o conferisca mandato, il tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di cui all'articolo 413.
La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza. La commissione, ricevuta la richiesta, tenta la conciliazione della controversia, convocando le parti, per una riunione da tenersi non oltre dieci giorni dal ricevimento della richiesta.
Con provvedimento del direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione e' istituita in ogni provincia, presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, una commissione provinciale di conciliazione composta dal direttore dell'ufficio stesso o da un suo delegato, in qualita' di presidente, da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative su base nazionale.
Commissioni di conciliazione possono essere istituite, con le stesse modalita' e con la medesima composizione di cui al precedente comma, anche presso le sezioni zonali degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessita', affidano il tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal precedente terzo comma.
In ogni caso per la validita' della riunione e' necessaria la presenza del presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e di uno dei lavoratori.
Ove la riunione della commissione non sia possibile per la mancata presenza di almeno uno dei componenti di cui al precedente comma, il direttore dell'ufficio provinciale del lavoro certifica l'impossibilita' di procedere al tentativo di conciliazione.


Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.