Aspettativa per dottorato di ricerca del dipendente pubblico, riforma Gelmini.





Gentili Signori,

Negli anni addietro ho usufuito dell'aspettativa presso il ministero della difesa per un assegno di ricerca fornitomi dall'Università.
In tale occasione ho fatto richiesta facendo riferimento alla seguente legge: art.7 comma 8 lettera b del C.C.N.L. integrativo del 16/05/2001.

Adesso lavoro al Comune.

Vorrei sapere se posso pormi in aspettativa al Comune dove lavoro con contratto a tempo indeterminato per usufruire di un altro assegno di ricerca presso l'Università.

Vorrei conoscere i riferimenti normativi.

Grazie

Distinti Saluti



RISPOSTA



In sintesi: quando lavoravi alle dipendenze del Ministero delle difesa, hai vinto un dottorato di ricerca presso un'Università italiana.

L’art. 2 della legge n. 476 del 1984 prevedeva che il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato di ricerca fosse “collocato, a domanda, in congedo straordinario per motivi di studio, senza assegni per il periodo di durata del corso ed usufruisse della borsa di studio in presenza delle condizioni richieste”.

Con tale norma si perseguiva la finalità di rendere effettivo lo svolgimento delle attività richieste per la prosecuzione degli studi destinati all'approfondimento delle metodologie per la ricerca e la formazione scientifica; attività e studi che rispondono all'interesse, costituzionalmente rilevante, della ricerca scientifica (in questi termini la sentenza della Corte Costituzionale del 30 maggio 1995, n.201).

L’art. 52 comma 57 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448 ha poi integrato l’art.2 della legge n. 476/1984 stabilendo che “in caso di ammissione a corsi di dottorato di ricerca senza borsa di studio, o di rinuncia a questa, l'interessato in aspettativa conserva il trattamento economico, previdenziale e di quiescenza in godimento da parte dell'amministrazione pubblica presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro”. Si garantiva al dipendente pubblico, non soltanto la conservazione del posto di lavoro già occupato, ma anche un trattamento retributivo in caso di oggettivo non percepimento di altro sostegno economico (borsa di studio).

Cosa è successo nel frattempo ??? E' stata approvata la riforma Gelmini sull'Università italiana.

Attualmente, il dipendente pubblico può sempre chiedere l'aspettativa come un tempo, ma alla norma previgente, è stata aggiunta la frase “compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione”. Frase che si presta ad “abusi” da parte del datore di lavoro, in quanto il dipendente pubblico di un ufficio problematico, con carenza di organico, vedrà probabilmente negata l'autorizzazione.

Mi riferisco all'articolo 19 della legge 240 del 2010.

Art. 19.
(Disposizioni in materia di dottorato di ricerca)

1. All'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 2 e' sostituito dal seguente:
«2. I corsi di dottorato di ricerca sono istituiti, previo accreditamento da parte del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, su conforme parere dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), dalle università, dagli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale e da qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca avanzate. I corsi possono essere altresì istituiti da consorzi tra università o tra università ed enti di ricerca pubblici e privati di alta qualificazione, fermo restando in tal caso il rilascio del relativo titolo accademico da parte delle istituzioni universitarie. Le modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato, quale condizione necessaria ai fini dell'istituzione e dell'attivazione dei corsi, e le condizioni di eventuale revoca dell'accreditamento, nonche' le modalità di individuazione delle qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca di cui al primo periodo, sono disciplinate con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, su proposta dell'ANVUR. Il medesimo decreto definisce altresì i criteri e i parametri sulla base dei quali i soggetti accreditati disciplinano, con proprio regolamento, l'istituzione dei corsi di dottorato, le modalità di accesso e di conseguimento del titolo, gli obiettivi formativi e il relativo programma di studi, la durata, il contributo per l'accesso e la frequenza, il numero, le modalità di conferimento e l'importo delle borse di studio di cui al comma 5, nonche' le convenzioni di cui al comma 4»;
b) al comma 5, lettera c):
1) le parole: «comunque non inferiore alla metà dei dottorandi» sono soppresse;
2) dopo le parole: «borse di studio da assegnare» sono inserite le seguenti: «e dei contratti di apprendistato di cui all'articolo 50 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, da stipulare»;
c) dopo il comma 6 e' inserito il seguente:
«6-bis. E' consentita la frequenza congiunta del corso di specializzazione medica e del corso di dottorato di ricerca. In caso di frequenza congiunta, la durata del corso di dottorato e' ridotta ad un minimo di due anni»;
d) e' aggiunto, in fine, il seguente comma:
«8-bis. Il titolo di dottore di ricerca e' abbreviato con le diciture: "Dott. Ric." ovvero "Ph. D."».

2. La disposizione di cui al numero 1) della lettera b) del comma 1 del presente articolo acquista efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto del Ministro di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, come sostituito dalla lettera a) del medesimo comma 1 del presente articolo.

3. All'articolo 2, primo comma, della legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al primo periodo, dopo le parole: «e' collocato a domanda» sono inserite le seguenti: «, compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione,»;
b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Non hanno diritto al congedo straordinario, con o senza assegni, i pubblici dipendenti che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca, ne' i pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di detto congedo. I congedi straordinari e i connessi benefici in godimento alla data di entrata in vigore della presente disposizione sono mantenuti».

Tanto premesso, devi chiedere l'autorizzazione al tuo attuale datore di lavoro, per usufruire nuovamente dell'aspettativa. Nel frattempo come puoi vedere, è cambiata la normativa.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.