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Tribunale autorizza coniugi separati ad abitare sotto lo stesso tetto, nell'interesse figli minorenni





Sto per separarmi consensualmente da mia moglie, abbiamo due figli minorenni, e per il loro bene siamo d'accordo che, pur separati, continueremo a vivere nella stessa casa, è necessario che uno dei due (nel nostro caso io) cambi la residenza ???



RISPOSTA



La separazione dei coniugi normalmente, presuppone la cessazione della comunione materiale e spirituale del matrimonio, oltre che l'accadimento di fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza matrimoniale o da recare grave pregiudizio all'educazione della prole.

Lo stesso termine “separazione” presuppone che i coniugi prendano strade diverse, ossia residenze diverse, in ragione della sospensione degli obblighi coniugali.

Tanto premesso, sono numerose le sentenze in cui il giudice ha autorizzato temporaneamente i coniugi separati a vivere sotto lo stesso tetto (ossia senza che uno dei due coniugi spostasse la sua residenza altrove). Ad esempio, i coniugi sono autorizzati a vivere sotto lo stesso tetto, fino al momento della vendita dell'abitazione familiare intestata al 50% ad entrambi.
I coniugi sono autorizzati a vivere sotto lo stesso tetto, fino a quando ad esempio, il marito cassaintegrato non troverà un lavoro che gli permetta di prendere autonomamente casa in locazione.

Si tratta di situazioni temporanee ed eccezionali. Nel vostro caso i coniugi chiederebbero al giudice di vivere sotto lo stesso tetto, senza quindi spostare la residenza del marito, fino al raggiungimento della maggiore età dei ragazzi.

Non ho trovato precedenti in giurisprudenza, ma la vostra richiesta è sicuramente ammissibile e legittima.

Del resto la Corte di Cassazione, con la rivoluzionaria sentenza n. 3323 del 2000 con cui la I Sez. Civile della Suprema Corte ha stabilito che i coniugi "separati in casa" possano ottenere la sentenza di scioglimento degli effetti civili del matrimonio (divorzio), pur avendo continuato a vivere sotto lo stesso tetto, durante la separazione legale, in quanto ciò che è rilevante è che non ci sia stata la riconciliazione intesa come "comunione spirituale", ossia la volontà di "riservare al coniuge la posizione di esclusivo compagno di vita". Si trattava di una “separazione in casa”, in quanto i coniugi, pur continuando a vivere nella stessa casa, provvedevano autonomamente alle rispettive necessità, dividendo la casa coniugale in due ambienti distinti, consumando i pasti separatamente, dormendo in camere separate, disinteressandosi della vita dell’altro coniuge.

Sebbene il giudice possa omologare una separazione che preveda la coesistenza dei due coniugi sotto lo stesso tetto coniugale, laddove per te non dovesse rappresentare un problema, ti consiglieri ugualmente di spostare la tua residenza altrove, laddove il giudice non fosse d'accordo con la vostra proposta, ossia la “separazione in casa” dei coniugi nell'interesse dei figli minorenni.

Siamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Cordiali saluti.

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